Radical Design, tra icone e sculture d’arredamento

Radical Design, tra icone e sculture d’arredamento

RADICAL DESIGN, tra icone e sculture d’arredamento

“saper fotografare è una competenza irrinunciabile” Ettore Sottsass.

Una visione del mondo, il punto di vista dell’autore; l’arte fotografica, come il Design, vuole raccontare qualcosa e probabilmente, se potesse assumere altre forme, sarebbe un oggetto radical.

Non a caso, Ettore Sottsass, illustre esponente del Design Radicale, parla della fotografia come una competenza irrinunciabile per l’uomo. Un modo di raccontare e raccontarsi attraverso linguaggi fantasiosi e vitali, senza mai perdere il contatto col mondo reale. In questo caso, parlando dell’importanza del saper fotografare, quindi, non ci si riferisce solamente alle capacità di imprimere un momento attraverso un apparecchio fotografico ma anche all’abilità nel rappresentare delle situazioni o dei concetti sotto forma di oggetti di design.

La comparazione, tra Radical Design e fotografia d’arte, mi viene spontanea in considerazione dell’impatto avuto nel mondo dell’architettura e della progettazione dalla corrente Radicale.

Radical Design: dagli anni '60 ad oggi

Il termine Radical Design, venne usato per la prima volta nel 1969, per indicare un nuovo modo di intendere la progettazione. Architetti e designers, al pari delle arti figurative, nell’ideazione delle proprie opere, cominciarono a porre attenzione non solamente alla funzionalità ma anche alla capacità di emozionare.

Si cominciò a parlare di “condizioni architettoniche”, non più di strutture, perché il fine era quello di creare degli ambienti o dei complementi che fossero di stimolo all’interazione. Le opere dovevano comunicare e far comunicare.

Un racconto di sé e della situazione storica che dagli anni '60 continua fino ad oggi.

La legge dell’unicità. Dalla plastica alla Pietra Naturale.

Nella storia del Radical Design è facile trovare oggetti che si richiamano visivamente tra loro, la differenza sostanziale sta nelle tecnologie utilizzate per la realizzazione e nei materiali scelti.

Fin dalla nascita del Radical Design, alla tecnologia è stata data una concezione umanistica. L’innovazione tecnologica rappresenta un mezzo attraverso il quale il designer può dar vita a forme inedite, in grado di dare confort, emozioni e creare un legame con l’ambiente.

Se in passato la preferenza ricadeva su materiali sintetici, più facili da lavorare, il progresso tecnologico oggi ha reso possibile al Design Radicale di incontrare anche il mondo della pietra naturale.

Di per sé, ogni lastra di pietra si può già definire Radicale, essa è unica e racconta una storia, quella del tempo; se poi a queste caratteristiche innate aggiungiamo uno studio tecnico ne scaturisce un connubio che enfatizza ancora di più la legge dell’unicità e dell’emozionalità su cui, da sempre, poggia il Radical Design.

 

L’evoluzione del Radical Design. Esempi visivi

Ultrafragola, Ettore Sottasass, 1970

Ispirato al Romanzo Alice nel paese delle meraviglie, lo specchio Ultrafragola rappresenta una porta da oltrepassare; un omaggio alla donna e alla sua conturbante vanità.

Bocca, Studio 65, 1970

Simbolo per eccellenza dell’arredamento pop art anni '70. Sicuramente vi sarà capitato, anche recentemente, di ammirarlo in riviste o al cinema. Ma da dove è arrivata l’ispirazione per questo grande divano?

Dal ritratto di Mae West, un famoso quadro, del 1935, di Salvador Dalì. Nel volto della famosa attrice era raffigurata una stanza e le labbra erano, appunto, il divano.

“Si prega di sedersi sulle labbra”

Balaustre, Vicentina Marmi

Balaustre o silhouette femminile? Il gioco visivo, creato da Vicentina Marmi, inganna le nostre percezioni risultando estremamente “Radical”. Il materiale usato è il Calacatta Viola e il design è di Victor Gingembre.

Cactus, Guido Drocco e Franco Mello, 1972

Un appendiabiti ideato nel 1972 per Gufram. Anticonvenzionale, giocoso e funzionale, richiama con toni ironici la pop art e l’arte fumettistica.

Apparita, Andrea Salvetti, 2002

Il delicato abbraccio della madonna, la leggerazza dei drappi, la rigidità del cristo morto nella Pietà, hanno fatto riflettere Andrea Salvetti sull’importanza del sostegno e della protezione.

Nella sua opera, sospende nell’infinito un istante. Copriamo i mobili per proteggerli dalla polvere, riprodurre il drappeggio in fibra di vetro significa quindi catturare questo momento per l’eternità.

Nami, Kreoo

Kreoo, plasma il marmo per creare un lavabo da appoggio dalla forma ovale, le cui sinuosità ricordano i drappeggi di un tessuto. Il riferimento nasce dalla storia dell’arte figurativa italiana, e più precisamente dal monumentale drappeggio della Pietà di Michelangelo, dall’effetto di “caduta” del marmo nel vestito della Vergine.

Jelcome to the jungle, My Own Superstudio, 2010

Un leone, una giraffa, un ippopotamo, un elefante e un coccodrillo, raccontano la visione della Giungla urbana di Rui Alvares. Una collezione di pezzi speciali adattabili alle esigenze personali. I complementi posso diventare tavoli, sgabelli o anche appendiabiti.

 

Grove, Kreoo

Esotica, originale, misteriosa. La panca di Kreoo è costituita da paletti passanti in legno incastonati nel marmo che fungono da schienale e da segna-posto. Il tratteggio dei paletti crea un elegante gioco di curve che, insieme al materico binomio marmo-legno, disegna e definisce gli spazi delle sedute bi-facciali.

 

 Sinusoide, Marmi Serafini

Con Sinusoide, di Marmi Serafini, designed by Andrea Gross Gaiani, il marmo si presenta da una diversa prospettiva senza però snaturare la consueta bellezza. Una lampada da tavolo dalla forma inedita, ricavata da un unico pezzo di Bianco Carrara.

 

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